Vacanza
Linguetta #209 / C'è il senso del nostro esistere, nel tempo vuoto dell'assenza, che è un po' come il sonno: serve a ricaricarci, soprattutto a coltivare desideri che diventeranno vita.

Ehilà, eccomi con una nuova Linguetta!
Alcuni giorni fa ho saputo da fratello e sorella quanti compiti hanno dato a nipoti (di elementari e medie) per le vacanze natalizie. Spoiler: tanti, troppi.
L’etimologia della parola ‘compito’ ci ricorda che arriva dal verbo latino complère, cioè ‘riempire, colmare’, derivato di plère ‘riempire’.
Un compito è qualcosa da fare, da riempire.
Eppure, ogni volta che sento parlare delle montagne di compiti assegnati a scuola – anche durante l’anno, giusto prima del riposo di ogni sabato e domenica – penso al paradosso linguistico e semantico che si crea:
Un troppopieno per riempire giornate che, per loro statuto, dovrebbero essere vuote.
I compiti per le vacanze diventano occupazione di un tempo che dovrebbe essere destinato al riposo, allo svuotamento di pensiero, al tempo dei nostri desideri.
Nel varco temporale
Quando andavo al liceo l’ora buca era una specie di divinità universale, ma la cosa che mi incuriosiva di più erano la sua forma linguistica e la costellazione di domande che generava: chi l’ha bucata? Con che cosa? E se si bucava, il buco dov’è che portava? Ma il tempo si può bucare, anche se è immateriale? 1
Così, il buco temporale formato dall’assenza di chi doveva farci lezione, diventava per noi studenti una specie di vacanza.
Ecco, la vacanza è come un buco.
E in un buco ti ci infili per vedere che cosa c’è, per evadere dal disegno di doveri, abitudini, compiti, e per scoprire cose nuove.
In un albo illustrato scritto da Ruth Krauss e illustrato da Maurice Sendak, c’è un verso che poi è diventato anche il titolo del libro: Un buco è per scavare; e il sottotitolo è Un libro di definizioni, perché le sue brevi frasi condensano azioni di bambine e bambini proprio come farebbe una definizione: rendendo evidente la magia delle cose.
Così “un buco è anche per starci seduto” o “magari in un buco puoi nasconderci qualcosa” o ancora “un buco è per piantarci un fiore”, “un buco è per sbirciare”, “un buco è che se ci vai dentro cadi giù”.
E quando caschi dentro un buco puoi essere un bianconiglio che va nella sua tana, oppure una Alice che finisce nel paese delle meraviglie.
Allora, la vacanza è come un tunnel.
Ti ci addentri e sembra che il senso del tempo scompaia, che non ci siano più giorni, ore e minuti a misurarlo ma soltanto quello che trovi dall’altra parte, la dimensione ignota dove conta il momento.
La vacanza è un participio presente, perché se spiamo attraverso la parola ‘vacanza’ scopriamo che è fatta del latino vacantia, che è il neutro plurale sostantivato di vacans, che è participio presente del verbo vacare, che sta per ‘essere vuoto’, ‘essere libero’.
La vacanza è un posto non occupato, liberato dalle preoccupazioni, è uno stato che esiste e perdura. Come l’onda che va e viene, ininterrottamente.
E a noi che guardiamo l’onda, succede quel che accade alla bambina del silent book di Suzy Lee L’onda, quando se ne sta nella pagina di sinistra, in riva al mare ma al riparo dall’onda, che sbatte sulla linea di separazione fra le due pagine, finché non infrange il limite, dilaga e crea l’incanto di spruzzi.
Allora la vacanza è incontrare le onde, che non smettono mai di risuonare, perché c’è il mare nascosto in ogni vacanza, pure se le vacanze trascorrono tra le montagne, sulle sponde d’un lago, nella larga campagna o all’ombra di una stanza di città.
Allargare l’orizzonte
Ricordo che quando vidi L’uomo senza sonno, capii perfettamente perché abbiamo bisogno di dormire: è in quello spazio di vacanza dai ritmi giornalieri che ricarichiamo il nostro corpo.
La vacanza è energia che si accumula nel riposo.
Succede lo stesso con le comunicazioni linguistiche che non ci sovraccaricano, ma si fanno capire e ci danno un senso di piacevole quiete.
Allora, siamo prontə ad accoglierle, come quando ci spogliamo di tutto quello che non ci serve ed entriamo in acqua.
La vacanza è liquidità mentale che ci fa stare a occhi aperti, con il mare dentro; è come alla fine dei 400 colpi, quando Antoine Doinel vede il mare per la prima volta. Ogni vacanza ha il suono delle prime volte, quelle lì che ti si illumina il sorriso a viverle, e che poi, non te le dimentichi più.
La vacanza è un posto dove possiamo sentire di più, come al mare, nudə a noi stessə e al mondo che ci circonda: non ci serve altro mentre ascoltiamo il mare, che diventa come l’abbraccio che si danno Andy e Red nel finale di Le ali della libertà, rendendo viva la speranza, che è una cosa buona, “e le cose buone non muoiono mai”.
Ha il sapore della libertà, la vacanza.
Ti rigenera, ti ricarica, nel tentativo di essere in sintonia con te stessə. Ed è un po’ come diceva Italo Calvino nelle Città invisibili:
“Cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.
La vacanza è uno spazio da custodire, perché lì dentro troviamo la nostra autonomia, il nostro particolare modo di rilassarci: può essere una forma di evasione dalle abitudini, l’occasione di una coincidenza, una novità che ci sorprende, lo stato di immersione in un gesto.
Non conta qual è il viaggio che ci fa stare in vacanza, conta che quando torniamo abbiamo occhi rinnovati, che siamo riuscitə a infilarci nella nostra ora buca.
Allora, vi lascio con una frase che mi dice una mia collega, quando ci troviamo a chiudere la giornata in libreria, poco prima che io riprenda la metro verso casa: “Riposati”.
Ecco, buon riposo. Ci risentiamo l’anno prossimo.
🖊️ Inversi
Oggi pochi versi dal libro Il segreto delle cose, scritto da Josè Maria Ferrada e illustrato da Gaia Stella:
Le tende
È vero che le tende
sono le sciarpe delle finestre?
“FFFFrrrrrrrr ssssssssop” risponde la tenda,
nella lingua delle tende.
📚 Un posto dove stare
Ho finito da poco di leggere un romanzo che avevo sul comodino da tempo, per sorbirlo poche pagine alla volta, e sostare insieme a Mattias nel suo isolamento alle Faroe: si tratta di Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? di Johan Harstad. Che non saprei definire meglio di come fa la traduttrice Maria Valeria D’Avino nella postfazione: “uno studio sulla memoria e sui suoi meccanismi, tenacemente legati a quelli del linguaggio, del discorso, che nel libro diventa anche discorso terapeutico, in senso letterale e traslato”.
E che forse sta dentro alle parole che a un certo punto della storia riportano un discorso di Buzz Aldrin, il secondo uomo a poggiare piede sulla Luna:
Serve una forza di volontà immensa, e fortuna, e abilità per arrivare primi. Ma ci vuole un cuore gigantesco per essere il numero due.
🎥 L’ampiezza del disegno animato
Ho approfittato di questi giorni di tempo sospeso per tornare al cinema, e come mi ha detto un mio nipote 10enne: “Sai, zio, di solito i seguiti dei film non sono all’altezza del primo film, e invece Zootropolis 2 è stato proprio bello, anche più del primo!”. Ecco, è proprio un film che vi consiglio di vedere, perché è un equilibrio di battute divertenti, scene serrate, momenti intensi, delicati abbracci, e rende visibile quello che diceva Michela Murgia in Noi siamo tempesta:
La differenza non è un vuoto di possibilità ma un pieno di alternative.
Mi sa che è tutto, noi ci leggiamo alla prossima Linguetta!
Troviamo e coltiviamo imomenti di riposo, che in fondo basta usare il 💖, lo stesso cuore che sta qui sotto e che potete pigiare per dirmi se v’è piaciuta la puntata (così come i pulsanti di commento e restack).
Per rendere tutto più intenso e personale, potete scrivermi all’indirizzo alesci.andrea.m@gmail.com.
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Libri e dintorni
L’ultimo libro che ho scritto è L’arcipelago delle isoleombra (Sabìr, 2024, illustrazioni di Marianna Balducci).
Se volete invitarmi da qualche parte a raccontare di isole, mari, lingua, oppure per leggere ad alta voce, scrivetemi o mandatemi un corvo 😜.
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Parte di questo episodio sulla vacanza come buco è uscito anche sul magalogue dell’inverno 2025 di Valtur, che trovate qui (pagine 142-143 del visualizzatore).












Con queste avventure tra un buco e l'altro, Andrea, mi hai fatto pensare al bruco Zigo-Zago di Richard Scarry😊 Questa puntata è proprio una Linguetta in tutte le sue sfaccettature. Buone vacanze!
Buon riposo, Andrea! Leggendoti ho pensato a un saggio molto piacevole che ho finito da poco, Manifesto pisolini, di Virginia Cafaro (Le Plurali): un libro che ricorda che oggi riposare, oltre che un gesto di amore verso noi stessə, è anche una forma di resistenza in un mondo (soprattutto lavorativo) che spesso ci fagocita nella sua velocità.