Ridondanze
Linguetta #206 / Ci sono espressioni spesso usate in modo pigro, che aggiungono parole ma sottraggono chiarezza al significato. Vediamone alcuni esempi e come trovare alternative.

Ehilà, eccomi con una nuova Linguetta!
Se i tubi che portano l’acqua nelle nostre case non vengono manutenuti, diventano habitat perfetto per le incrostazioni rugginose; la stessa cosa succede alla lingua, quando decidiamo di non fare caso alle parole che usiamo, aggiungendone altre senza essere consapevoli della loro forza espressiva.
Così, la noncuranza diventa sciatteria.
Vale per chi comunica con il pubblico, per chi vende un prodotto online, per chi fa una campagna pubblicitaria, per chi fa informazione, ma anche nelle situazioni informali che viviamo quotidianamente.
Ci sono tante espressioni che si comportano proprio come ruggine, ridondanze linguistiche che complicano senza motivo una comunicazione.
Un troppo pieno che diventa attrito e fa traboccare un discorso, perché vuole usare una parola in più invece che soltanto la parola che serve.
Come se ci fosse una paura del vuoto, il timore di non dire abbastanza.
Eppure, abbastanza è la misura della giustezza, del farsi capire.
Vediamo alcune espressioni ridondanti e le piccole azioni che basta fare per ripulirle dalle incrostazioni:
severamente proibito → se è già proibito (azione chiara e perentoria), non serve aggiungerci pure la severità.
grattacieli totalmente rasi al suolo → “rasi al suolo” incorpora già il senso di un abbattimento totale.
fortemente voluto → il rafforzativo “fortemente” non aggiunge nulla di più rispetto al verbo modale “volere”, che usiamo proprio per esprimere la decisa volontà di fare qualcosa.
piena fiducia → la fiducia è sempre piena, altrimenti sarebbe sfiducia.
completamente gratuito → stesso discorso della fiducia: è chiaro che una cosa gratuita lo è in maniera completa, altrimenti sarebbe a pagamento.
autentico capolavoro → “capolavoro” è un sostantivo che qualifica un’opera a un livello superlativo: “autentico” è un inutile orpello che trasforma l’espressione in una frase di plastica.
esattamente lo stesso → la funzione avverbiale di “lo stesso” dice già dell’uguaglianza di un elemento all’altro; “esattamente” è un ripetitivo.
un vero e proprio fenomeno → se una persona è così brava da essere definita “fenomeno”, quel “vero e proprio” occupa solo spazio, anzi risulta quasi ridicolo: come a dire che in giro ci sono falsi fenomeni.
L’esercizio della precisione
La ridondanza diventa confusione, è un atto comunicativo che costruisce opacità; e quando viene fatto con consapevole intenzione, allora diventa vuoto di significato.
Questo ammassamento di parole difficili da capire fa la stessa cosa che fa il maschilismo: pratica una forma di violenza nei confronti delle persone. Come capita di sentire (o leggere) troppo spesso da chi dovrebbe condurre azioni politiche.
C’è una scena nell’episodio 4 della seconda stagione della serie tv sense81 in cui Capheus “Van Damn” Onyango viene intervistato da una giornalista in uno studio, e i due hanno questo scambio di battute:
Giornalista: Perché questa rabbia ha raggiunto l’apice?
Capheus: Acqua. Ne abbiamo tutti bisogno. Non possiamo vivere senza acqua. Quanto paga per un litro d’acqua a domicilio, signorina Kobi? Entrambi sappiamo che è molto meno di quanto lo paga la gente di Kibera.
Giornalista: Kibera è stata rappresentata all’Assemblea nazionale dal signor Madiba. Crede che il problema sia di natura politica?
Capheus: Senta, chi sono io per rispondere a una domanda simile? Io guido un autobus. Se non portassi le persone dove vogliono essere portate, non mi aspetterei di rivederle sul mio autobus. Ci aspettiamo che i nostri leader ci portino dove vogliamo andare. Direi che il problema si pone quando non lo fanno. Quando le cose non migliorano, eppure questi leader continuano ad aspettarsi che saliamo sul loro autobus. Credo che sia allora che i leader diventano qualcos’altro.
Giornalista: Cosa?
Capheus: Politici.
Ecco, una lingua approssimativa e ridondante è una lingua che non si cura delle persone che dovrebbe guidare.
Si tratta sempre di sapere ascoltare, come ha fatto ad esempio Zohran Mamdani (nuovo sindaco di New York), intervistando dei passanti durante la sua campagna elettorale.
Diete linguistiche
La ridondanza è caratteristica di tutti quei lessici specialistici costruiti sull’esclusione (di chi legge), e di cui il burocratese è imperatore.
Si tratta di aree semantiche nebbiose, che usano più parole possibili proprio per non farsi capire e mantenere il potere, rifugiandosi spesso in luoghi comuni, frasi fatte, minestroni allungati.
Nemici della precisione e della brevità, cioè di un’attenzione concentrata che rifugge le soluzioni pigre e fumose.
Siamo in presenza di una lingua che nasconde la chiarezza, e che spesso ritroviamo anche nei media che dovrebbero avvicinare le persone alla comprensione, e invece continuano (in molti casi) a usare altre espressioni ridondanti. Come queste:
letteralmente una bomba → a parte l’uso di un termine militare (che eviterei, in generale), l’avverbio “letteralmente” appiattisce la metafora ed è segno di un modo di usare le parole senza pensare davvero al loro significato.
di fatto erano state annullate → l’annullamento in questione è già un fatto, non serve ribadirlo.
la giornata sarà interamente dedicata → se diciamo che la giornata è dedicata a qualcosa, allora è sottinteso che lo sarà nella sua interezza.
a pugno chiuso → mi viene proprio difficile immaginare un pugno aperto.
sono salite su → anche qui, sarebbe proprio metafisica riuscire a “salire giù”.
vero protagonista → un protagonista è già al centro dell’azione, il “vero” è un’inutile aggiunta (anche perché un “falso protagonista”, che protagonista sarebbe?).
romanzo attualissimo → dire “attuale” non basta?
è completamente priva di conservanti → se ne è priva, è chiaro che lo sia in maniera completa.
Comunicare pensando in modo puntuale alle parole da usare, significa amare le persone a cui sono rivolte.
Soprattutto, è una forma di ecologia linguistica che non produce scarti né incomprensioni, ma soltanto desiderio di farsi capire.
🖊️ Inversi
Oggi pochi versi da una poesia che ho trovato nel numero #12 dello Junior Poetry Magazine; l’ha scritta Isabel Escudero nella raccolta Alfireles. Coplas libertarias (tradotta da Ilaria Rigoli), e fa così:
Acérquense a beber:
esta fuente no es de agua,
es de sed.
Venite e bevete:
questa non è una fonte d’acqua,
ma di sete.
📚 Magie sopite
Il consiglio è per un graphic novel per ragazzə che ho letto di recente: Amaranta di Kat Leyh (traduzione di Laura Bortoluzzi), che ha un ritmo narrativo incalzante e ci porta dentro la storia di un’amicizia inaspettata tra la giovane Amara e la vecchia Jacks, che nasconde legami passati e magici poteri mai rivelati.
🎥 Contenere moltitudini
Se lo danno in un cinema dalle vostre parti, fateci un salto a vedere The Life of Chuck di Mike Flanagan: la storia di una vita che è tutte le possibili vite, perché ogni esistenza è un’espansione di moltitudini (prima del suo naturale collasso). Il film è tratto dall’omonimo racconto di Stephen King, che sta nella raccolta Se scorre il sangue (traduzione di Luca Briasco).
Mi sa che è tutto, noi ci leggiamo alla prossima Linguetta!
Facciamo caso alle parole cui rinunciare, che in fondo basta usare il 💖, lo stesso cuore che sta qui sotto e che potete pigiare per dirmi se v’è piaciuta la puntata (così come i pulsanti di commento e restack).
Per rendere tutto più intenso e personale, potete scrivermi all’indirizzo alesci.andrea.m@gmail.com.
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Libri e dintorni
L’ultimo libro che ho scritto è L’arcipelago delle isoleombra (Sabìr, 2024, illustrazioni di Marianna Balducci).
Se volete invitarmi da qualche parte a raccontare di isole, mari, lingua, oppure per leggere ad alta voce, scrivetemi o mandatemi un corvo 😜.
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Serie tv di fantascienza creata nel 2015 da Lana e Lilly Wachowski. Si vede su Netflix.












Adoro Linguette come queste, Andrea, che mi sfidano ad aprire gli occhi su quanto la mia lingua, quando scrivo, perpetui spesso pratiche poco “igieniche”. Ultimamente provo una sensazione strana per cui se non aggiungo un avverbio per aggiungere enfasi al predicato, il ritmo della frase non mi torna — mi sembra che manchi qualcosa. A volte è vero, ma tante altre probabilmente è una ridondanza. Da domani voglio starci più attenta. Grazie per l’invito gentile alla disciplina! (Dico in senso buono, ovviamente! La disciplina per me è un valore positivo!)
Grazie Enrica! La cosa bella è che poi, a seconda dei contesti, possiamo caricare di più un'espressione (altrimenti gli avverbi dopo un po' si sentirebbero abbandonati 😅).
E alla fine, la cosa che conta è come sempre essere consapevoli dell'uso.