Contro la pigrizia
Linguetta #210 / Frasi fatte ed espressioni contorte appesantiscono la leggibilità e spengono l'immaginazione, che si risveglia soltanto pensando in modo laterale e sempre rinnovato.

Ehilà, eccomi con una nuova Linguetta!
Tra le tante cose che ricordo di mia nonna, ci sono due espressioni che mi sono rimaste in testa, entrambe misto di dialetto bresciano e italiano:
La prima è questa:
Gh’è de tègner a mà, de fà economia.
Bisogna tenere a mano, fare economia.
Che è auto-esplicativa, e si riferisce proprio al risparmiare, allo stare attentə a come si impiegano i soldi.
Trasferita sul piano linguistico, quel ‘fare economia’ diventa il più sintetico e chiaro richiamo all’usare le parole che ci servono. Quelle essenziali che rendono tutto praticabile.
Ed è proprio la pratica quello che manca in molti giri di parole e frasi fatte che sentiamo e usiamo nei più svariati contesti.
L’economia linguistica è amore per la nostra casa fatta di parole.
Si tratta di un monito che va a braccetto con l’altra espressione tipica della mia nonna (ma che un po’ di persone di età alta usano ancora a Brescia e dintorni):
Ada de fà pulito.
Guarda di fare pulito.
Cioè: comportati bene, con quell’aggettivo ‘pulito’ che rende alla perfezione il senso di freschezza di una lingua che si fa intendere senza baloccamenti né azioni concettose.
Facciamo che ‘andiamo a riposare’
Chi segue da un po’ Linguetta sa che sono un appassionato di giochi da tavolo, anche grazie a molte persone che ho conosciuto alle varie serate-gioco in biblioteca in questi anni.
Giocare aiuta a giocare.
Come tutte le cose, è la pratica che ci rende capaci di fare le cose, di capirle davvero. E ora che sto imparando a fare il libraio in un posto caleidoscopico, ho voluto che ci fossero anche tanti giochi da tavolo.
Allora, prima di prenderli e provarli, spesso studio quelli nuovi guardando online chi ha già avuto modo di giocarci e li spiega.
Ecco, anche qui si manifesta sempre più spesso quello di cui parlai in una vecchia puntata di Linguetta: il tutorialese.
La lingua viene infarcita di espressioni che la appesantiscono, su tutte l’uso del verbo andare come una sorta di ausiliare dell’azione che segue. Faccio alcuni esempi da video-spiegazioni online:
andiamo a piazzare la pedina
e lo vado a mettere qui
andiamo a vedere quali sono effettivamente i miei punti
vado a rispondere col rischio di sballare?
Applicazioni così distorte le possiamo trovare in tanti contesti, ma abbondano nel flusso video che governa l’ecosistema dei social.
Basterebbe usare meno parole, soltanto quelle esatte che servono a dire che cosa si fa. Che l’italiano possiede già anche la funzione di futuro prossimo incorporata nel tempo presente.
Insomma, fare qualcosa senza dire che “andremo a farla”.
Fuggire dal comfort
Ogni volta che ci accomodiamo all’interno di una posizione pigra, tendiamo ad abituarci alle “cose che si sono sempre dette”, che spesso diventano frasi fatte.
Si tratta di agglomerati di parole che diamo per scontate, che spesso ci facilitano la comunicazione, ma che nel loro ripetersi stantio usurano la lingua.
Un po’ come quando ripetiamo tante volte una parola di fila, fino a svuotarla del suo significato.
A mo’ di esempio ne riporto un piccolo campionario:
mi sento di spendere una parola
c’è tanta carne al fuoco
la storia che sta conquistando i social
ha usato il pugno duro
in odore di premio Nobel
ora la gara entra nel vivo
Sono espressioni che si accontentano, che si adagiano all’interno di un perimetro linguistico sicuro e strausato; spesso le troviamo nel lessico giornalistico radiotelevisivo e dei giornali di carta, o almeno in quelle testate giornalistiche che fingono di non vedere il mondo che cambia.
Eppure le cose mutano continuamente, e per chi fa comunicazione è questione di responsabilità riuscire a trovare le parole giuste per dire le cose.
Facendo economia, e soprattutto “facendo pulito”.
🖊️ Inversi
Oggi pochi versi da un libro indefinibile di Stefano Benni, che s’intitola Ballate. Dentro c’è questa quartina:
Il futuro dell’uomo
è a una drammatica stretta:
ho visto un panda
con la mia faccia sulla maglietta.
📚 Letteratura è farsi domande
C’è un libro che mi ha assorbito nei giorni scorsi, e che riesce a fare un lavoro proprio contro la pigrizia mentale che ci fa usare sempre le solite etichette: è il saggio L’incanto del mondo di Giorgia Grilli.
Il sottotitolo è Bellezza e conoscenza negli albi illustrati nonfiction per l’infanzia, ed è una guida come poche dentro al racconto per immagini della divulgazione; soprattutto, fa una cosa lontano dal solito, immaginando scaffali che tengono insieme libri oltre le normali categorie. Ecco, un invito a rifuggire il solito per praticare la ricerca dell’imprevisto e tenendo a mente le parole di Emil Cioran che Grilli cita a un certo punto: “Si vive per difetto di sapere”.
🎥 Tra crepe vertiginose
Il consiglio è per un film che è al cinema in queste settimane: No other choice di Park Chan-wook, che nei movimenti di macchina e nelle roboanti composizioni visive disegna una commedia nera in grado di funzionare a ogni meccanismo narrativo che innesca.
È un racconto fatto di assurdità e tragedia, di chi è costretto a rincorrere un lavoro che non c’è più. E quando finisce, non ci accorgiamo nemmeno che sono passate due ore e 19 minuti, punteggiate di divertenti e amari risolini.
Mi sa che è tutto, noi ci leggiamo alla prossima Linguetta!
Rifuggiamo la pigrizia delle cose abusate, che in fondo basta usare il 💖, lo stesso cuore che sta qui sotto e che potete pigiare per dirmi se v’è piaciuta la puntata (così come i pulsanti di commento e restack).
Per rendere tutto più intenso e personale, potete scrivermi all’indirizzo alesci.andrea.m@gmail.com.
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Libri e dintorni
L’ultimo libro che ho scritto è L’arcipelago delle isoleombra (Sabìr, 2024, illustrazioni di Marianna Balducci).
Se volete invitarmi da qualche parte a raccontare di isole, mari, lingua, oppure per leggere ad alta voce, scrivetemi o mandatemi un corvo 😜.












A proposito di parole e modi di dire, a Torino spopola storicamente ormai il "faccio che andare" al posto di un semplice "vado", con l'apoteosi quando si dice "faccio che fare".
Appena sono arrivato qui mi sanguinavano le orecchie. Ora... anche il naso! :)
Le nonne. Ultimamente Mario Calabresi ha inaugurato una serie podcast dedicata proprio alle nonne, "ponte tra passato e presente". Mi ci hai fatto pensare leggendoti stamattina. Il fare economia in un' epoca in cui, forse, non ci si poteva permettere troppa pigrizia.