A norma
Linguetta #106 / La normalità è basata su un principio statistico opposto alla multiformità delle persone, che invece convivono ridefinendo continuamente le norme.
Ehilà, eccomi con una nuova Linguetta!
Al liceo afferrai concretamente il fascino della polisemia quando scoprii l’accezione matematica di una parola. La parola era normale, intesa come sostantivo sinonimo di ‘perpendicolare’ (dal latino norma = squadra, cioè strumento usato per tracciare misure).
Avevo aggiunto un significato all’aggettivo normale.
Senza entrare nei meandri dell’etimologia, il Dizionario italiano De Mauro chiarisce sinteticamente i significati d’uso di ‘normale’, e come altri dizionari ci dice qual è quello principale:
normale, agg., conforme alla norma rispetto a parametri determinati.
La norma conforma, cioè dà una forma precisa a qualsiasi azione umana, e la estende nello spazio e nel tempo. Essendo anch’essa un’azione umana.
Però, la parte importante della definizione è quel “rispetto a parametri determinati”, che racchiude in sé una domanda: Chi ha definito questi parametri?
Una persona normale è chi si comporta / ha caratteristiche fisiche / veste / parla / percepisce come la maggioranza delle altre persone?
Chi decide che cosa è normale e che cosa non lo è?
La norma è un artificio, come tutto quanto è umano. E la normalità è una sua declinazione assolutista.
Variabili umane
Per capire a fondo la questione riprendo quello che diceva poco tempo fa in un pezzo su Repubblica il filosofo Roberto Esposito:
La norma giuridica è valida per tutti, ha assai poco a che vedere con giudizi di valore che, in nome della “normalità”, tendono di fatto a discriminare una parte. È anzi il suo contrario.
Si confondono le cose quando si conferisce alla norma un carattere naturale, eterno perché desunto dalla natura umana, rispetto alla storicità del diritto, che è soggetto a correzione e mutamenti.
Ma forse l’elemento più inquietante di questa posizione è l’equiparazione, in essa implicita, tra normalità e sanità e dunque tra anormalità e patologia.
Ecco, l’incrocio tra i concetti di normalità e malattia mi hanno fatto venire in mente una cosa che ho sentito in una recente puntata di Quante storie, quando lo psicanalista Luigi Zoja ha descritto alla perfezione la divergenza tra Sigmund Freud e Carl Gustav Jung:
Freud è medico e aderisce ancora al modello medico: riceve un paziente a cui è stata fatta una diagnosi o fa una diagnosi, e cerca di portarlo verso la guarigione.
Jung invece cerca di accompagnare il paziente verso l’individuazione, cioè essere più sé stesso e meno in contraddizione con sé stesso.
Ancora Luigi Zoja:
Freud era un positivista e voleva proporre una nuova scienza nel senso di scienza assoluta, naturale, e le scienze naturali sono cumulative.
Invece Jung appartiene alle scienze umane, che sono costantemente variabili, come l’antropologia o la filosofia, sono relative e non cumulative, quindi anche per ogni individuo bisogna cercare di ricostituire quello che è giusto.
Io sto con Jung.
Perché noi umani siamo variabili in continuo mutamento, proprio come la lingua che condividiamo all’interno di una comunità di parlanti.
Normalità multiformi
L’associazione tra normale e maggioranza è una distorsione cognitiva, proprio perché risponde a un criterio statistico; mentre la capacità umana è quella di riuscire a rigenerare di continuo le proprie norme.
Come capita con il linguaggio semplice o con altri dispositivi normativi, tipo questi:
gli spettacoli in audiodescrizione;
le opere tattili nei musei;
le linee zigrinate per le persone cieche;
i segnali acustici agli attraversamenti pedonali;
le vie ciclabili segnate in rosso ai lati delle strade e agli incroci;
i libri in alta leggibilità.
Tutte queste cose spostano i confini delle norme, e le ridefiniscono.
In questo modo cambia la percezione dello standard, che era stato costruito sul principio di maggioranza.
Ma qualcosa che è statisticamente maggioritario non è migliore o peggiore di qualcos’altro, è soltanto più frequente.
Tutti i comportamenti umani sono diversi, perciò non ha senso il concetto di “anormale”. Lo spiega molto bene ancora Roberto Esposito:
La diversità ha un significato più intenso dell’omogeneità, perché è segno di maggiore potenza normativa. Risponde a una condizione particolare, è produttiva di norme che moltiplicano le forme di vita, arricchendone il ventaglio.
Le forme umane sono tutte differenti, perché la vita stessa vive di differenze.
La normalità riduce il catalogo delle possibilità umane.
Anche per la lingua vale la stessa cosa, perché le norme linguistiche diventano tali grazie all’uso di chi condivide una certa lingua, ed è la comunità di parlanti che ne regola la circolazione.
Le parole semplici, gli oggetti che progettiamo, gli usi linguistici, gli spazi urbani, gli atteggiamenti, i comportamenti, i messaggi, tutto quello che ogni giorno produciamo per parlare alle altre persone può diventare una porta aperta, invitando senza distinzioni a condividere un percorso.
P.S.
Rimbalzo ancora alla domenica, ma in questo periodo è il weekend lungo lo spazio in cui compare Linguetta. E ogni volta il giorno è una sorpresa, anche per me.
Qui sotto metto il consueto bottone contenente il link per fare passaparola di Linguetta, ricevendo poi dei riconoscimenti in base al numero di persone che lo pigia. Per capire meglio come funziona, cliccateci sopra e trovate tutto spiegato per bene.
🖊️ Inversi
Oggi pochi versi da una poesia di Giorgio Caproni tratta dalla raccolta Tutte le poesie edita da Garzanti.
Gastronomica
Le parole vive.
Le parole ardenti.
Le parole mute
rimaste fra i denti.
📚 Ridere è prezioso
Ho iniziato da alcune settimane un’immersione nei libri di Alan Bennett, che è drammaturgo e scrittore. Tuffatevi nei suoi testi, che sono sempre brevi, divertenti e pungenti.
Vi consiglio il primo che ho letto, cioè Nudi e crudi: vedrete come reagiscono in modi diversi Mrs e Mr Ransome quando scoprono che il loro appartamento è stato non solo svuotato, ma proprio rubato e portato chissà dove.
🎥 La forza di una Jedi
Quando uscì al cinema il settimo capitolo di Star Wars dissi un po’ a tutte le persone che conosco: “Questa sarà la prima saga cinematografica infinita”. Anche se sui piccoli schermi di casa, sì che lo è diventata.
E per me, ogni volta che esce uno spin-off che espande il racconto di quella galassia lontana lontana, è entusiasmo e meraviglia. La stessa che sto provando nel guardare Ahsoka. Sono arrivato alla puntata 5 di 10, e nel finale compaiono delle creature che mi hanno emozionato a dismisura. Sta su Disney+.
🗞️ Contro la violenza maschile
La scorsa settimana sull’Espresso è uscito un pezzo sul sessismo nelle agenzie di comunicazione, che si può leggere integralmente online. Segnalarlo e condividerlo credo sia necessario.
Vi consiglio anche il pezzo Cosa vuol dire “normalizzare la violenza” che Giulia Blasi ha scritto per Valigia Blu (ringrazio Roberta Zantedeschi per averlo linkato nella sua newsletter).
✉️ Delicatezze digitali
Mi è piaciuta molto la newsletter Piena Zeppa della libreria Piena di Lisbona: è colorata, festosa, accogliente, piena di brevi consigli delle librarie Elisa e Sara, che riescono a tenere dentro storie per tutte le età. In Portogallo non ci sono mai stato, ma a leggerle viene proprio voglia di andarci e starci, a Lisbona. E per uno come me che si occupa di gruppi di lettura è un paradiso scintillante. Ecco anche il profilo Instagram.
Il secondo consiglio è per Tanarosa, la newsletter della psicologa Daniela Bernardo, a cui sono iscritto da diverso tempo. Arriva ogni mese, e riesce sempre a toccare pezzi interiori e smuoverli. Nell’ultima puntata ritorna un paio di volte Jung, con delle riflessioni che mi invogliano sempre di più a leggerlo direttamente; soprattutto ci sono tanti pensieri che mi hanno letto dentro.
Mi sa che è tutto, noi ci leggiamo alla prossima Linguetta!
Cerchiamo di andare incontro alle normalità di chiunque, che basta metterci il 💖, lo stesso cuore che sta qui sotto e che potete pigiare per dirmi se v’è piaciuta la puntata.
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