A cadere
Linguetta #108 / Ogni volta che cadiamo riveliamo parti invisibili di noi alle altre persone (e pure a noi stessə), perché come la lingua siamo sempre in movimento.
Ehilà, eccomi con una nuova Linguetta!
Una persona entra nella sala buia di un cinema, sfila il cellulare dalla tasca per fare luce con la torcia e sbam: cade come una pera cotta sulle scale.
Quella persona sono io, la caduta è di una decina di giorni fa.
La più recente invece è di sabato mattina, quando su un sentiero di montagna mi trovo un albero di traverso e: prima mi figuro di essere un cervo che lo salta, poi all’ultimo secondo credo di essere un ostacolista, ci poggio il piede e swish, scivolone sul tronco umido (ringrazio in questo caso il mio cervello che ha comandato il braccio destro e ha salvato il resto del corpo da un pericoloso tonfo).
Ecco, io cado.
In entrambi i casi, la prima cosa che ho tentato di fare è stata di minimizzare la caduta e rialzarmi il più alla svelta possibile. Credo sia quello che le persone cercano di fare quando cadono: nascondere la caduta che è appena successa, come se non fosse mai successa.
Cerchiamo di nascondere le nostre cadute, gli squilibri e i momenti di debolezza. Eppure siamo noi, soprattutto in quei momenti di fragilità.
Le cadute ci rivelano perché siamo tutte persone fragili, una costellazione di possibili rotture.
Divertìti inciampi
Quando con mio fratello andavamo per boschi insieme a nostro nonno, a volte poteva capitargli di mancare l’appoggio e diceva “sono scarligato”, espressione che scherzosamente traduceva il dialettale só scarligàt zó (letteralmente, sono scivolato giù).
Mi ha sempre fatto sorridere quell’italiano strano che il nonno pronunciava, un po’ perché con noi non voleva usare il dialetto e un po’ perché voleva attenuare il fatto dell’essere scivolato (tanto che noi iniziammo a usare quell’espressione per stemperare tutte le nostre cadute).
Le cadute ci rendono più nudə.
Ci espongono, le cadute: all’occhio e al giudizio delle altre persone, alla percezione di noi stessə come esseri completi e bilanciati.
Eppure quella nudità (anche linguistica) ci rende davvero umani. E lo fa perché la prima cosa che proviamo — oltre all’imbarazzo e vergogna iniziali — è la capacità di riderne.
Quando sono caduto al cinema, poi ho preso posto e ho dovuto trattenere le risate, cercando di ricompormi per entrare nell’atmosfera del film che sarebbe iniziato a breve (ah, era Killers of the Flower Moon).
La risata stempera le situazioni, è una specie di crema riparatoria che ci fa amare la nostra ridicolaggine.

Tuttə giù per terra
Cadiamo perché abbiamo un peso, e lo facciamo perché perdiamo l’equilibrio, uscendo dal nostro baricentro.
Ci scentriamo.
Le cadute sono imprevedibili e hanno un corrispettivo linguistico: il lapsus. La sua etimologia sta nel latino labi (scivolare) ed è la contrazione moderna di lapsus linguae, una caduta della lingua.
Succede quando scivoliamo sulle parole, quando sbagliamo a dire le cose in modo involontario, scambiando lettere, verbi, sostantivi fra di loro. Ed è come se cascassimo là dove non ci aspettavamo.
Ci sfugge il controllo della situazione pronunciando un “Romolo e Remolo”, parlando di “branchie del sapere”, dicendo a qualcuno “apri la luce e spegni la porta”.
Sono sbagli che ci divertono perché ci fanno vedere un pezzo invisibile di noi stessə, e ci fanno cambiare.
Nel libro Non ne ho la più squallida idea Stefano Bartezzaghi diceva:
Lapsus ed errori possono capitare scrivendo o parlando, ma anche leggendo o ascoltando: ed è per questo che così spesso le nostre conversazioni sono fitte di interruzioni e richieste (eh? che cosa hai detto? devo aver capito male!) e le nostre letture sono spesso continue riletture, per afferrare parole che non sembrano mai stare ferme.
La lingua si muove continuamente, anche attraverso gli errori, che diventano un modo per rivederci da fuori.
Allora ci viene da ridere se ripensiamo a quando siamo finitə in bagno con un cucchiaio che andava messo in lavastoviglie oppure ci siamo trovatə ad aprire lo sportello del microonde per infilarci la moka (è successo, ma il mio cervello ha lanciato un salvagente in extremis).
E non sono forse cadute anche le parole sbagliate che il correttore automatico traduce in altro da quello che avevamo battuto velocemente in chat, lapsus inattesi tipo questi:
è fatto con impasto di farina mentale (farina Mentana)
cercavo la corsa (la corda)
Vinicio chiude il tour con Vestiario d’amore (Bestiario d’amore)
marmellata fragile 1 kg (fragole)
Lupo Albero sei sorte (Lupo Alberto sei forte)
Il correttore automatico credo sarebbe piaciuto a Gianni Rodari, che diceva questa cosa qui:
Sbagliando s’inventa, perché errare è cosa buona e giusta. Insomma, errando si può.
Io aggiungerei che cadendo si diventa.
E sono cadute pure gli inciampi della memoria, cioè quei ricordi che si distorcono e falsificano la realtà dentro la nostra testa, raccontando di quanto siamo imperfetti noi umani.
Brillantemente imperfetti.
La stessa imperfezione che stava in un personaggio conosciuto solo attraverso uno schermo, per cui lascio la chiusura all’immagine che l’illustratore e animatore Gustavo Viselner ha dedicato a Matthew Perry, che è morto il 28 ottobre a 54 anni. Perché per me e molte altre persone rimarrà per sempre legato a Chandler, che insieme a Monica, Ross, Rachel, Joey e Phoebe ci ha tenuto compagnia per dieci anni in quei due miniappartamenti newyorchesi. Allora, ecco la linea di battuta che chiude Friends, un’unica parola che non era in copione, improvvisata da Chandler Bing / Matthew Perry: “Dove?”.
P.S.
Ultimamente la domenica è la giornata di correzione e stesura definitiva, ma può darsi che nelle prossime settimane riesca a tornare al venerdì. Chissà. Di sicuro c’è che cliccando il bottone qui sotto si può condividere Linguetta e ricevere pure dei premi.
🖊️ Inversi
Gianni Rodari definiva le filastrocche “poesie per sbaglio”, perché spesso evocano immagini senza un filo logico a legarle, e con rime, assonanze, ritmo catturano l’interesse e incantano bambine e bambini. Le filastrocche sono un gioco di magia fatto solo di lettere che suonano. Allora ecco quattro versi tratti da Filastrocche in cielo e in terra.
Domande
Un tale mi venne a domandare
quante fragole crescono in mare?
Io gli ho risposto di mia testa:
quante sardine nella foresta.
📚 Il silenzio del nonsenso
Finiscono sempre con il punto interrogativo i pensieri che allargano la visione. Ce n’è uno in ognuna delle tre storie che vorrei consigliarvi, e sono tutt’e tre albi illustrati:
Perché dello scrittore e illustratore russo Nikolai Popov, con una rana e un topo che vogliono entrambi un piccolo fiore tutto per sé (traduzione di Emilia Frescobaldi).
La battaglia del burro del grandissimo autore americano Dr. Seuss, che racconta dell’infinito scontro tra gli Zighi e gli Zaghi (traduzione di Anna Sarfatti).
Ina. La formica dell’alfabeto del duo svizzero formato dallo scrittore Matteo Terzaghi e dall’illustratore Marco Zürcher, con quella doppia domanda in versi che sta piantata nel mezzo della storia e sconvolge tutto quanto: “Perché picchiate gli stivali per terra? Perché andate a fare la guerra?”.
🎥 Parlare delle cose
Sex Education riesce a mostrare un sacco di cose che riguardano le sfere emotive personali, e ancor di più mostra che il consenso è la base di ogni tipo di relazione; e anche se nella quarta stagione i personaggi si moltiplicano con l’effetto (per gli ultimi arrivati) di avere un arco narrativo troppo compresso, è una serie tv che … ad avercene fatte così bene. Una serie che non sbaglia un pezzo nella colonna sonora. Che esplora le unicità che rendono ogni persona diversa dall’altra. Che soprattutto — come dice Il Post — ha insegnato educazione sessuale a moltissimi adolescenti. E non solo. Sta su Netflix.
🎧 Mondi connessi
Il podcast Fuorisoglia (nell’ecosistema Runlovers) a cura di Sandro Siviero e martino/pietropoli parla di corsa e dei pensieri che le si affollano intorno. La quinta stagione è iniziata con una puntata sulle newsletter e su Substack, e al minuto 39’20’’ compare anche Linguetta, perciò grazie ad Andrea Corradin che l’ha citata e che a sua volta scrive la newsletter Good Morning Runner, che a breve muterà forma in Goodmorning Runlovers, mantenendo però il formato con storie quotidiane da un minuto che risuonano per tutta la giornata. Qui sotto la puntata di Fuorisoglia.
Secondo consiglio per il podcast cinematografico Storyboard. Il critico Gabriele Niola è bravissimo nel raccontare le storie nascoste dietro alla realizzazione di 15 film cult, intrecciando continuamente le vicende dei personaggi a quelle di chi li ha interpretati. Sta su Amazon Music. Vi linko la puntata Matrix: la fine di un millennio, l’inizio di un altro.
Mi sa che è tutto, noi ci leggiamo alla prossima Linguetta!
Facciamoci caso ai nostri sbagli e alle cadute, che per guardarci da fuori basta il 💖, lo stesso cuore che sta qui sotto e che potete pigiare per dirmi se v’è piaciuta la puntata.
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![Opera pixellata dell'artista Gustavo Viselner, che riproduce l'interno dell'appartamento della serie tv Friends. Due uomini sono seduti su un divano, vicino a un tavolinetto basso. Un altro uomo legge un bigliettino mentre due donne accanto a lui sembrano mimare per gli altri due uomini la frase da indovinare. Le pareti dell'appartamento sono violetto, sullo sfondo un grande finestrone mostra un edificio in mattoni rossi con finestre che sta dall'altro lato della strada. Sotto l'immagine, in sovrimpressione, compare la scritta "What is Chandler Bing's job?" [traduzione: Qual è il lavoro di Chandler Bing] Opera pixellata dell'artista Gustavo Viselner, che riproduce l'interno dell'appartamento della serie tv Friends. Due uomini sono seduti su un divano, vicino a un tavolinetto basso. Un altro uomo legge un bigliettino mentre due donne accanto a lui sembrano mimare per gli altri due uomini la frase da indovinare. Le pareti dell'appartamento sono violetto, sullo sfondo un grande finestrone mostra un edificio in mattoni rossi con finestre che sta dall'altro lato della strada. Sotto l'immagine, in sovrimpressione, compare la scritta "What is Chandler Bing's job?" [traduzione: Qual è il lavoro di Chandler Bing]](https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zR3O!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F__ss-rehost__IG-meta-Cy-ojTKKSj5.jpg)






Quanta verità! Le mie cadute sono state a volte delle vere e proprie epifanie!
Come amo sempre ripetere, “Ogni errore è un’opportunità nel jazz”. Non l’ho detto io ma Stefon Harris e si narra anche di un concerto di Miles Davis e Herbie Hancock durante il quale quest’ultimo sbaglia clamorosamente una nota. Davis, invece di redarguirlo, riparte esattamente da quella nota sbagliata. Quando Hancock alla fine va a scusarsene, Davis gli dice “Non era sbagliata: era solo inaspettata”. Fossero sempre così le cadute e gli errori, eppure come dici tu ci rivelano assai e mostrano di che pasta siamo. Quando sbagliamo malediciamo il creato o ripartiamo da lì, anche perché magari ci siamo accorti che da quel punto più basso in cui siamo finiti si vedono cose interessanti?
PS: grazie per la citazione di Fuorisoglia!